SEZIONE DELLA GUERRA 1914-1918

Delle grandi raccolte di documenti e testimonianze di guerra costituitesi in Italia tra il 1915 e il 1918 le più importanti e le più antiche sono quelle del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano e quella dell’Ufficio Storiografico per la Mobilitazione Industriale.

Il Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento era nato, prima della guerra, con Regio Decreto n. 2120 il 17 maggio 1906, su iniziativa del ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli con l’ obiettivo di "raccogliere ed ordinare i documenti, i libri e tutte le altre memorie che interessano la storia del risorgimento e di prepararne e facilitarne lo studio".
Con l’inizio della guerra il Comitato ritenne opportuno raccogliere documenti di ogni genere a testimonianza di un evento che rappresentava il corollario storico delle guerre d’indipendenza, al fine di costituire un archivio, una biblioteca ed un museo centrali della guerra destinati a trovare sede definitiva nelle sale del monumento a Vittorio Emanuele II ancora in via di costruzione.
Il 1° agosto 1915 la Presidenza del Comitato dirama una circolare nella quale vengono indicati i principali punti da tenere presente nella raccolta e sono chiamati a collaborare non solo i suoi membri corrispondenti ma anche gli enti pubblici e privati, gli editori e le redazioni dei giornali, gli studiosi e tutti i combattenti.

Uno dei più importanti canali di raccolta del materiale è l’Ufficio di censura militare per la posta aerea istituito all’atto della mobilitazione. Infatti tutta la corrispondenza in arrivo in Italia dall’estero e in partenza per l’estero o anche semplicemente in transito per l’Italia affluiva a Bologna, sede del primo Ufficio di censura sulla posta aerea.
Alla fine del 1915 l’Ufficio di censura di Bologna, che fino a quel momento era competente per tutto il regno, si è sdoppiato e ne è stato costituito un altro a Milano; se ne aggiungerà poi un terzo a Genova nel gennaio del 1916.
I tre uffici dipendenti dal Comando Supremo si ripartiscono la corrispondenza da esaminare, pertanto Bologna è competente per i paesi neutrali, Milano per la Svizzera, Genova per le Americhe.
Il fenomeno degli spazi bianchi, l’aspetto più vistoso della censura, è facilmente riscontrabile in molti documenti posseduti dalla Biblioteca.

La mole di materiale che affluisce al Comitato attraverso i canali più disparati è tale che alla fine della guerra con R.D. 9 ottobre 1919 n. 1985 si nominano due delegati incaricati di organizzare e dare una sistemazione scientifica al materiale documentario, bibliografico ed archivistico che si riferisce alla guerra 1914-18.
In una relazione del 9/7/1920 il Comitato fa il punto su tutto il materiale che è stato raccolto sulla guerra e si puntualizza che i giornali devono essere considerati parte integrante della biblioteca.
A quella data il Comitato possiede: 1) raccolta di estratti di giornali esteri ottenuti dalle autorità diplomatiche e consolari d’Italia (a testimonianza dell’attività del personale diplomatico italiano restano alcuni periodici che recano stampato sul frontespizio "consolato di S.M. il re d’Italia"), nonché della attività di un pubblicista di Genova che ha esaminato tutti i principali giornali dei paesi alleati e neutrali 2) la raccolta dei giornali italiani 3) la ricchissima raccolta giunta dall’Ufficio militare per la posta aerea.
Tutto questo materiale, a cui si aggiunge nel 1925 tutta la collezione appartenente al soppresso Ufficio Storiografico, confluisce nella "Sezione della guerra 1914-1918" della Biblioteca e del Museo del Risorgimento alla cui storia da questo momento è strettamente legato.

L'Ufficio Storiografico nasce alle dipendenze del Sottosegretariato (poi Ministero) delle Armi e delle Munizioni nell'agosto del 1916 da una iniziativa del capitano di artiglieria Giovanni Borelli su imitazione di quanto già avveniva in Germania. Il suo compito, che in un primo tempo era quello di raccogliere solo gli elementi relativi alla mobilitazione dell'esercito, fu presto allargato alla raccolta di documenti sulla mobilitazione intesa come partecipazione alla guerra di tutta la nazione. Per attuare il suo programma Borelli si avvale della collaborazione di molti intellettuali e uomini illustri del mondo della politica, tra i quali Giuseppe Prezzolini, Alberto De Stefani, Giuseppe Belluzzo e tanti altri.

Subito dopo la guerra si svilupparono delle polemiche inerenti all'esistenza di questo ufficio e della necessità di progettare una qualche maniera per liquidarlo. Nonostante la strenua resistenza di Borelli alla soppressione di un ufficio che però lui stesso aveva definito "un organo con funzione transitoria", fu istituita una commissione interministeriale, presieduta da Benedetto Croce, che diede una parola definitiva alla questione stabilendo che lo Storiografico doveva essere sciolto e la sua raccolta smembrata.

Fu quindi stabilito, con R.D.L. 23 ottobre 1924, che tutta la biblioteca dello Storiografico composta da un ragguardevole numero di pubblicazioni non solo italiane e dei paesi alleati, ma anche delle nazioni nemiche, fosse affidata all'altro organismo, il Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano, che in quegli anni si era adoperato per raccogliere materiale su un avvenimento che aveva sconvolto la storia europea.

Una prima sistemazione del materiale raccolto riguardante esclusivamente i giornali di trincea, di concentramento dei prigionieri, alcuni giornali italiani o di terre occupate e redente venuti alla luce durante il periodo bellico viene data da Mario Menghini in un elenco annesso al catalogo della stampa periodica riguardante il Risorgimento.

Nel frattempo con R.D.L. 20 luglio 1934 n. 1226 viene soppresso il Comitato e la sua biblioteca viene affidata ad un nuovo ente, l'Istituto storico per l'età moderna e contemporanea. Fu di quegli anni lo smembramento delle raccolte provenienti dalla sezione risorgimentale della Biblioteca Vittorio Emanuele II di Roma. Tutti i documenti, gli autografi e i manoscritti furono consegnati all'Istituto storico per l'età del Risorgimento, mentre alla biblioteca restarono i materiali bibliografici, tra cui la "Sezione della guerra 1914-1918" che comprende oltre un considerevole numero di periodici anche spartiti musicali, canti popolari e manifesti, mentre non si ha traccia dei ritagli di giornali che, secondo quanto asserito da Boselli, dovevano raccogliere corrispondenze dal campo, lettere di militari, cenni biografici di caduti e di decorati.

Sarà solo nel 1937 con R.D. 22 novembre n. 2181 che la biblioteca precedentemente annessa all'Istituto per la storia moderna diviene autonoma e assume la denominazione attuale di Biblioteca di storia moderna e contemporanea. Nel corso degli anni tutto il materiale raccolto viene riorganizzato, ma schedati compiutamente saranno solo i periodici italiani. Di questi vengono redatti vari cataloghi di cui il più completo è quello pubblicato nel 1989, che comprende non solo quelii stampati in Italia, ma anche quelli in lingua italiana stampati all'estero. La parte più interessante di questo fondo è senz’altro costituita dalla vastissima collezione di periodici che è composta da più di 3.000 testate tra giornali italiani e stranieri.
I giornali italiani del primo periodo di guerra, tranne alcuni bollettini ufficiali, sono piccoli foglietti con una tiratura limitata che si rivolgevano quasi esclusivamente al reparto dove erano pubblicati. Di stampo prevalentemente umoristico e satirico avevano lo scopo di portare un po’ di buon umore tra i nostri soldati.

Il governo, che fino a quel momento si era disinteressato completamente del cosiddetto "giornalismo di trincea", dopo Caporetto sente la necessità di una contropropaganda diretta al soldato per illuminarlo sulle ragioni della guerra e sulla necessità di giungere alla totale sconfitta del nemico. Si arriva così a stampare un gran numero di giornaletti per soldati con incitamenti, consigli e notizie di vittorie sui vari fronti e una certa quantità di numeri unici commemorativi di ricorrenze patriottiche o eroismi individuali e collettivi. Non mancano inoltre i giornali stampati nelle province prima invase, poi irredente subito dopo la liberazione, anche se molto frammentari. Più numerose e complete sono le testate italo-americane, cioè di quei giornali pubblicati in lingua italiana soprattutto nelle due Americhe per conto delle nostre comunità all’estero.

Nella raccolta dei giornali italiani è particolare la presenza di giornali di propaganda nemica. Questi foglietti lanciati dagli aeroplani o da "piccoli razzi inoffensivi" avevano lo scopo di minare il morale delle nostre truppe con notizie false e fuorvianti. Anche se molti di questi titoli riprendevano quello di giornali italiani realmente esistenti, non avevano però nessuna continuità, e i dati talvolta indicati avevano l’unico scopo di dare una illusione di veridicità. Accanto a queste contraffazioni non mancavano però giornali che facevano reale propaganda pacifista e disfattista o che contraffacendo la testata, il formato e l’impaginazione di ben noti periodici cercavano di sfruttarne la popolarità e la diffusione (è il caso de "La Domenica della Gazzetta" che si rifaceva alla più diffusa e popolare "Domenica del Corriere").

Il panorama dei giornali stranieri è estremamente vasto; infatti sono presenti periodici di ben 60 paesi, redatti in circa 25 lingue. E’ rappresentata sia la stampa dei paesi dell’Intesa, sia quella delle nazioni nemiche e dei paesi neutrali. E’ degno di nota il fatto che sia i giornali belgi che quelli serbi avevano dovuto trovare ospitalità in paesi neutrali; infatti tutto il territorio belga si trovava sotto la totale occupazione dell’esercito tedesco, mentre la Serbia era controllata dalle autorità austro-ungariche di occupazione.
Ben poco rappresentata è la stampa tedesca, mentre più ricche sono le raccolte della stampa tedesco-americana e molto nutrite sono le collezioni dei giornali sia nord che sud americani. La stampa sud-americana inoltre è particolarmente favorevole all’Italia per la forte presenza di nostri connazionali in quei paesi a seguito del flusso migratorio.
La stampa austro-ungarica non può essere considerata nel suo insieme, ma in relazione alle varie nazionalità che componevano l’impero. Infatti i giornali scritti nelle varie lingue dei paesi riuniti sotto la corona asburgica si rivolgevano esclusivamente alle popolazioni locali, mentre quelli ufficiali di più ampia diffusione erano redatti in lingua tedesca.

Con il presente DVD si offre il catalogo completo dell’intera raccolta di periodici sia italiani che stranieri ricca di oltre 3.000 testate.